God of War

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Il fantasma di Sparta è tornato per portarci con se in una nuova avventura, seguiteci anche voi in questa nuova recensione spoiler-free di God of War, in un viaggio tra pellegrinaggio e riscoperta di un mito.

Due anni fa, durante l’E3 2016, veniva presentato per la prima volta il nuovo God of War che scosse e lasciò tutti a bocca aperta; il gioco mostrato si allontanava parecchio da quanto visto nei precedenti capitoli, presentando innanzitutto un’ambientazione agli antipodi della Grecia e condendo il tutto con un gameplay lontano dall’originale, aggiungendo inoltre un nuovo personaggio chiave, Atreus, il figlio di Kratos.

Un nuovo inizio dunque? Lo sviluppatore, Santa Monica Studios, non si è sbottonato più di tanto sulla trama nel corso di questi anni lasciando scorrere ipotesi e teorie sull’incipit del titolo rilasciando in fine, uno dei giochi più importanti del 2018 senza troppi preamboli. Gioco che, probabilmente, sarà una delle punte di diamante di tutto il catalogo di PlayStation 4.

Premesso quanto detto ed a ragion veduta, si resta colpiti già dalle prime battute di gioco, quando si scopre che questo God of War è un seguito diretto e non un reboot. Santa Monica Studios racconta un Kratos vecchio, saggio e stanco, molto più uomo che Dio, rifugiatosi in una terra lontana per sfuggire dalle sanguinose vicende che lo hanno reso il Dio della guerra.

Come al solito non vogliamo esporci troppo sul fronte trama per garantire una lettura quanto più spoiler-free possibile e dunque, ci limiteremo col dirvi che Kratos ed il figlio Atreus saranno alle prese con un viaggio che li condurrà sulla vetta più alta delle terre norrene, al fine di portare a compimento la richiesta avanzata dalla madre di Atreus in punto di morte. Il viaggio sarà duro e fin dall’inizio capirete il difficile rapporto tra padre e figlio che sarà un continuo divenire tra impedimenti ed avvenimenti accompagnati da dialoghi degni di una produzione Hollywoodiana.

Detto questo parliamo degli aspetti tecnici più importanti. Il nuovo sistema di combattimento prevede l’utilizzo di una telecamera in terza persona molto ravvicinata e posta al di sopra delle spalle di Kratos, il che conferisce un grande senso d’immersione ed un taglio più cinematografico che nei capitoli antecedenti.

Il sistema di combattimento è stato totalmente ripensato ed adattato alla nuova direzione artistica, conciliando una perfetta dose d’azione e strategia rifacendosi, anche se alla lontana, un po’ al genere “souls like”. I nemici hanno dei pattern di attacco definiti e stratificati in diversi step d’azione, ed è dunque necessario familiarizzare con gli avversari man mano che si prosegue nell’avventura, al fine di spazzarli via rapidamente visto che la mole di nemici su schermo è spesso esosa.

Ci troveremo spesso, infatti, a fronteggiare una moltitudine di avversari simultaneamente e che non sempre saranno della stessa categoria e quindi richiederanno strategie diverse per essere abbattuti, punto forte di un sistema di combattimento che risulta sempre dinamico e ben costruito.

La fida ascia del protagonista si amalgama perfettamente con le meccaniche pensate per i gli enigmi disseminati per tutto il viaggio; trovata che abbiamo ritenuto molto interessante e parecchio originale, azzeccatissima ed utile per svecchiare il classico “tira la leva e apri la porta” che oramai aveva dato a noia.

Mancano purtroppo le imponenti boss-fight che i capitoli precedenti ci avevano fatto apprezzare, che vengono drasticamente ridotte a favore di nemici più contenuti e forse, in un certo senso, più a misura d’uomo e meglio caratterizzati per l’effettivo setting nel quale i personaggi si muoveranno man mano. Ad ogni modo, state tranquilli perché tutti gli scontri risultano sempre epici grazie alle mosse speciali che definiremmo quasi delle vere e proprie fatality eseguite da Kratos contro gli avversari.

Al nuovo combat-system viene affiancata anche una crescite del personaggio in pieno stile GDR. La progressione è lenta e divisa in diverse fasi, come prima cosa sarà necessario, acquistare o craftare equipaggiamento, armature e potenziamenti per Leviatano ed Artiglio, armi di Kratos ed Atreus, per poi passare ai potenziamenti degli stessi per livellare e sbloccare i rami delle abilità da attivare con i punti esperienza che acquisirete alla fine di ogni scontro.

Per quanto concerne il comparto tecnico, grafica e sonoro sono a livelli elevatissimi e paragonabili solo ad Uncharted 4 e Horizon Zero Dawn. Graficamente parlando, il gioco regala momenti visivamente entusiasmanti ed estremamente realistici; gli effetti visivi sono vistosi e mai troppo esagerati, i partecillari nella fattispecie sono superbi, le texture sono di qualità eccellente e i dettagli sono curatissimi ma, purtroppo, tutta questa bellezza visiva ha un prezzo assai caro.

God of War gira a 1080p@30FPS su PlayStation 4 e 4K(checkerboard)@30FPS su PlayStation 4 PRO, nella fattispecie su PS4 PRO è inoltre possibile preferire le performance alla resa grafica, potendo dunque sbloccare il frame-rate, che comunque non raggiunge i 60FPS tanto sperati da molti.

In entrambi i casi e soprattutto con FPS sbloccati, il frame-rate risulta ballerino e con qualche stutter qua e là, stutter che comunque, anche in modalità 4K restano evidenti in determinate zone e durante i combattimenti più vistosi. Personalmente abbiamo scelto di giocare il titolo con FPS sbloccati e risoluzione 1080p, attivando altresì la modalità super-campionamento di PS4 PRO, giunta con gli ultimi aggiornamenti firmware, un compromesso perfetto tra grafica e fluidità che abbiamo apprezzato parecchio.

Ad ogni modo in entrambe le modalità non abbiamo notato alcuna differenza in termini di dettaglio e resa generale della presentazione, forse un leggero aliasing in modalità performance che viene discretamente dissipato dalla modalità super-campionamento di PlayStation 4 PRO.

Parlando dell’audio invece non si può che fare un plauso alla colonna sonora (ascoltabile gratuitamente su Spotify) che è sempre azzeccata, sia durante i combattimenti che durante le scene d’intermezzo e, parlando di queste ultime, è doveroso sottolineare come spesso non ci si renda conto quando il gioco passi da una scena animata a gameplay puro, lasciando al giocatore una forte sensazione d’immersione generale. Da sottolineare ulteriormente il doppiaggio in italiano, davvero ben curato e carico d’empatia.

God of War nasce come action puro ed i precedenti capitoli non duravano più di 10 ore ma, con questo nuovo capitolo, Santa Monica Studios ha fatto il miracolo. God of War è forse l’action più longevo alla quale abbiamo mai giocato, difatti la storyline principale dura circa 30 ore che possono tranquillamente raggiungere anche le 50-60 se si vogliono portare a termine tutti gli incarichi e quest secondarie sparsi per il mondo di gioco.

Ci saranno sempre oggetti da trovare, armature da craftare, nemici e boss segreti da abbattere e molto altro ed inoltre, per i giocatori hardcore, il livello di difficoltà massimo offre una sfida molto, ma molto impegnativa che, oltre alla forza bruta richiederà una grande mole di conoscenza dei nemici e dei loro pattern d’attacco oltre che un’eccellente padronanza dei controlli.

God of War è senza alcuna ombra di dubbio un’epic win epocale.

Posted (Geexmag.com)

Joshua Fidone

Classe 1989, ad otto anni assembla il suo primo PC e dall'ora coltiva la passione per hardware e videogames. Tra i titoli preferiti si annoverano Doom, Half-Life ed il leggendario Metal Gear Solid. Ha scritto per IGN, Leganerd, Geexmag ed oggi Caporedattore per Pcmasterrace.it.

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